Il presidente di Unem: “Mai così tanta, diversificata e accessibile. Ma non si può puntare solo sull’elettrico”
Il settore energetico sta attraversando una trasformazione epocale e, per il presidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità), la direzione è chiara: non c’è una sola strada per la decarbonizzazione, ma un sistema competitivo in cui tutte le tecnologie possano concorrere al traguardo del Net Zero al 2050.
«L’energia oggi è più abbondante, più variegata e più economica che mai», afferma con decisione. «Le rinnovabili crescono, ma l’80% del fabbisogno mondiale è ancora coperto da fonti fossili. Quello che è cambiato è il panorama geopolitico: più attori, più stabilità. L’America del Nord produce più petrolio di Russia e Arabia Saudita messe insieme».
In Italia, le sfide si giocano sulla sicurezza energetica e sulla salvaguardia delle filiere industriali. Il recente decreto accise apre uno spiraglio: entro cinque anni sarà eliminata la differenza di tassazione tra benzina e gasolio, ma con una tutela per i trasporti pesanti, agricoli e per i carburanti a basse emissioni come l’HVO puro. Un primo riconoscimento per i biocarburanti, che però – secondo Unem – devono ricevere maggiore credito anche nelle miscele con i carburanti tradizionali.
E in tema di mobilità elettrica? L’accordo firmato con Motus-E punta a riconvertire le 22.000 stazioni di servizio italiane in hub energetici polifunzionali, capaci di includere anche punti di ricarica. «La rete attuale è inefficiente e sovradimensionata. La riconversione è urgente: i consumi caleranno e la rete va adattata a una nuova domanda».
Dura la critica al Piano automotive europeo, accusato di puntare tutto sull’elettrico, senza alternative. «Serve neutralità tecnologica, non dogmi. Non si può pensare di salvare il settore auto con incentivi e sussidi. La produzione in Italia è crollata, basti vedere le sole 10.000 auto immatricolate a gennaio».
Il presidente plaude invece alla linea del Governo italiano, protagonista nelle recenti aperture europee sui biocarburanti. «Bisogna calcolare le emissioni sull’intero ciclo di vita dei veicoli e aprire a tutte le soluzioni. La ricerca oggi ci consente di misurare davvero l’impatto di ogni tecnologia. Se vogliamo salvare l’industria europea, non possiamo più permetterci di perdere tempo».